(Id. 1982)
Regia Jean Rollin
Una banda di faccendieri si
intrufola di nascosto nella cripta del castello dei Valmont dove giace la
giovane Catherine (Françoise Blanchard) morta prematuramente con la sorella. I
malfattori vogliono nascondere nel sotterraneo dei fusti di gas tossico ma non
resistono alla tentazione di fregare i gioielli indossati dalle morte. Un
terremoto rovescia uno dei bidoni liberando il gas che rianima la bionda
castellana assetata di sangue. Quella che sembra l'introduzione di un classico
horror a tutti gli effetti si rivelerà una sorta di melò decadentista sulla
solitudine di questa giovine zombessa perfettamente cosciente della sua
condizione immortale.

Sangue a ettolitri e gore
disturbante non mancano ma soprattutto ne "La morte Vivante" sono i
sentimenti e il romanticismo a fare da padroni, ed in questo è necessario
sottolineare l'originalità del progetto sopratutto contestualizzandolo in un
periodo dove lo zombi-movie raggiungeva il suo zenith assoluto e le storie
relative ai morti viventi sembravano fatte con la carta carbone. L'elemento
"Gas tossico che rianima i morti" inoltre anticipa di ben tre anni
The Return of the Living Dead dimostrandoci ancora una volta che certi autori
hanno visto più avanti di altri senza avere necessariamente lo stesso budget
per girare.
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