lunedì 27 aprile 2015

NERO VENEZIANO

(Id. 1978)
Regia
Cast , ,




Venezia, da culla dell'arte e del romanticismo a luogo di tenebra e orrore...sembra un paradosso, ma il cinema, in più occasioni ha dipinto la serenissima a tinte fosche e malate come nel caso di quest'opera dello sceneggiatore e regista Ugo Liberatore, opera che segna il suo addio alla scarsa (solo sette film) carriera nel campo della regia. il risultato di questo pastiche decadentista è un miscuglio tra Lucio Fulci, Dario Argento, Il Presagio e Rosemary's Baby dove le atmosfere malsane di una città fosca e deserta valgono più dello sviluppo narrativo e sopratutto della recitazione del cast, a partire da giovane Renato Cestiè che interpreta Mark, un biondino cieco che passa tutto il tempo ad avere folgoranti visioni di un uomo in nero (Yorgo Voyagis) che trafigge le sue vittime con un bastone (ma come fa???), fa cadere una candela con cui carbonizza la vecchia zia, si prende finestrate in faccia, se ne va in giro di notte rischiando di finire nel canale, si lava le mani da un rubinetto pieno di lombrichi...insomma gli capitano tutte le sfighe del mondo, salvo poi rendersi conto che il figlio della sorella Christine (Rena Niehaus) concepito da vergine con il solo tocco del satanico ospite della locanda (l'uomo nero dei sogni di Mark) è in realtà l'anticristo. 

La paranoia viene alimentata anche dal marito di Christine, un magrissimo Fabio Gamma, che finirà bucherellato da chiodi e spuntoni. Del resto anche il prete che battezza l'infante finisce maciullato dalle eliche di una barca. Intanto il giovane Mark tenta tutti i giorni di riacquistare la vista bagnandosi con l'acqua schifosa proveniente da un lurido pozzo pieno di topi e serpenti, non contento beve acqua da bicchieri pieni di vermi e non si accorge quando qualcuno gli si impicca davanti. Alla fine non gli resta altro che compiere l'atto estremo lanciando l'infante contro una colonna piena di punte e qui Liberatore non ci fa mancare niente mostrandoci in dettaglio il corpicino crivellato nella più pura e trucida tradizione italiana di una volta, quando la censura ce faceva nà pippa a noialtri! Se da un lato la messa in scena gode di scenari perfettamente ad hoc  come magazzini disastrati, cantine puzzolenti, strade nebbiose e pensioni fatiscenti, dall'altro la realizzazione appare piuttosto goffa, pur godendo di uno script tutto sommato decente. 

La Niehaus, più generosa ne "La Orca", ci mostra solo le tettine e recita tutta isterica come del resto anche Cestiè che preferivamo decisamente ne "Il venditore di Palloncini", almeno lì ci faceva piangere per la trama e non per la realizzazione del film (oddio anche per quello mi sa...). In ogni caso Nero Veneziano è un film che va visto, un po perché non esistono altri film satanici ambientati a  Venezia, un po perché dopotutto e nonostante la sua rozzaggine, è un film che riesce anche a divertire.

venerdì 24 aprile 2015

THE ASTRO-ZOMBIES

(Id. 1968)
Regia
Cast , ,



Il cinema di serie zeta è un pò anomalo come passatempo ma ha i suoi accaniti ammiratori fra cui sono orgoglioso di includere anche il sottoscritto. E' un genere a parte, ammettiamolo, ma ci procura tanto piacere sopratutto quando si vedono alcuni titoli che sono punti di riferimento assoluti, tra questi  è obbligatorio annoverare anche questo Astro-Zombies, vero e proprio simbolo cinematografico del genere. Costato la miseria di 37.000 dollari, il capolavoro di Ted V. Mikels presenta tutti gli elementi puri del cinema di exploitation. Tettone succinte ammazzate dal mostro di turno, riprese di repertorio riciclate alla grande, attori e scene d'azione ai limiti dello staticismo, grandi idee e momenti che alternano il ridicolo e altri che rasentano tutta l'arte della celluloide. 

Qui siamo in piena spy story con una sceneggiatura a scomparti che alla fine quasi faticano ad unirsi tra loro. Attori simbolo del Z movie come Tura Satana e John Carradine completano l'opera in un tripudio di scene lentissime (almeno per come si concepisce oggigiorno l'entertainment cinematografico), attenzione quasi maniacale ai dettagli e raffazzonamento continuo tipico di chi i soldi per girare un film non li ha mai avuti. La fortuna/sfortuna di questo film merita del tempo, quei 90 minuti che ci mostrano il buon Carradine smanettare strani congegni usciti dalla Scuola Elettra, La dominatrice Satana, mai così spettacolare come in questo film, mentre interpreta una figlia del drago a caccia della formula segreta in compagnia di un pre-rasta e un gangster doc. I buoni, in questo film sono poco incisivi, si salva solo Joan Patrick per le spettacolari forme,  mentre i villain sono incredibili nella loro interpretazione romantica di un cinema scomparso. 

L'idea poi di un demone con la batteria nel cuore e il rifornimento energetico attraverso la luce di una pila è semplicemente geniale, con il cervello che viene animato da un interruttore della luce ed un assistente scienziato che dalle smorfie sembra Andy Luotto (giusto per fare un confronto all'italiana) tutto intento a molestare una giovane ballerina legata al letto. Segnalo inoltre l'insostenibile attesa della ragazza-esca, veramente inquietante mentre viene intervallata dal rumore di una goccia d'acqua. Finale con qualche eco splatter alla Herschell Gordon Lewis ed il solito buonistico happy end che si spegne nella mirabolante battaglia dei robottini giocattolo, spettacolare visione autorale che funge anche da incipit al film, magnifica allegoria di un mondo che cambia ed ha sempre più bisogno di nuovi  mostri per giocare.
 

mercoledì 15 aprile 2015

THE TERMINATORS

(Id. 2009)
Regia
Cast , ,


Sono passati 19 anni da quando Bruno Mattei ci regalò quella fantastica perla di "Terminators 2 - Shocking Dark" ambientato nelle buie atmosfere della Serenissima. Sinceramente ci mancava qualche brutto filmaccio che copiasse spudoratamente le gesta del più famoso androide del cinema. Grazie all'uscita quasi contemporanea di "Terminator Salvation", la Asylum, nel 2009, ci piazza sopra un bel mockbuster intitolandolo senza vergogna "The Terminators" dove il muscoloso e inespressivo Paul Logan si moltiplica a dismisura invadendo la terra nientemeno che dallo spazio, dove una base spaziale terrestre comandava gli automi sfruttandoli per impieghi di manovalanza. Almeno questo si intuisce dalla trama , perchè poi il film inizia subito con questa sorta di invasione di marcantoni vestiti tutti uguali (pantaloni militari e canottiera nera che risalta i muscoli di Logan). 
 

Il film passa poi in una cittadina di provincia dove quattro sparuti personaggi comandati dal marmoreo attore televisivo A Martinez, cercano di sopravvivere ai massacratori clonati. A questo punto vediamo le controfigure di Logan scatenarsi ovunque ma ripresi di spalle, lo stesso Attore spunta in scene diverse contemporaneamente, tanto per far capire che ce ne sono tanti come lui. Gli effetti digitali casalinghi di Tiny Juggernaut si sprecano sopratutto nella seconda parte dove assistiamo a battaglie stellari degne di "Space Invaders" con raggi laser che partono alla cazzo e colpiscono dove capita ma stranamente fanno centro contro le astronavi nemiche. Ma forse la VFX, da sempre croce e delizia della Asylum, questa volta non è la cosa peggiore, anzi, sopratutto nel finale, con il robottone gigante, non è neanche tra le peggiori. 

Quello che non regge, in questo caso, sono i dialoghi aberranti e assolutamente inutili dei personaggi, l'atteggiamento da figa di legno della protagonista Lauren Walsh che sembra avere seri problemi di deambulazione, l'isterismo marcato di Jeremy London e la monoespressività imbarazzata di Martinez che, pur nella sua lunga carriera televisiva, qualcosa di buono l'aveva fatto. Le situazioni surreali si sprecano, la superficialità della realizzazione è una costante del regista Xavier S. Puslowski di cui, ad oggi, quest'opera, risulta l'unica da lui diretta (e a ragione), lo splatter digitale non si può guardare ed alla fine, credeteci o meno, tutto si risolve commutando un bottone da "On" a "Off", forse un invito indiretto a cambiare canale?




martedì 7 aprile 2015

DELIRIO CALDO

(Id. 1972)
Regia
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Per introdurre al meglio questa fatica di Renato Polselli cito testualmente le parole del geniale Dottor Kurando relative alla Sindrome di Monkey Island:
"Tale sindrome si basa sull'empatia fra gli attori. Che non recitano l'uno con l'altro come se stessero favellando in maniera naturale tipo in mezzo alla strada, ma si parlano come se vivessero su due pianeti diversi. Agiscono tale e quale a come funzionava nel videogioco (Monkey Island, per l'appunto n.d.r). Vai col mouse sul personaggio, ci clicchi sopra e lui s'anima e dice sempre e solo la stessa cosa e si muove sempre e solo alla stessa maniera. Sono uno davanti l'altro, ma è come se non lo fossero."
Mai parole furono più appropriate per descrivere la recitazione in questo "Delirio Caldo", sorta di slasher italico dai contenuti softcore. Rita Caldana è la moglie del dottor Lyutak (interpretato dal marmoreo Mickey Hargitay) e per tutto il tempo strabuzza gli occhi come una pazza e continua a dire al marito "Io sono tua...fai di me quello che vuoi...ecc. ecc..). Ma la brava donnina di casa sa che il consorte, pur essendo uno stimato psicologo criminale, ha delle turbe psichiatriche mica da ridere. Lo vediamo all'inizio del film, adocchiare le cosce di una ragazzetta alla quale da un passaggio e poi cerca di stuprarla lungo le rive di un fiume, e qui assistiamo subito alla classica scena della vittima che corre ed il mostro che, pur camminando lentissimo, riesce sempre a raggiungerla e ucciderla, tutto questo in una sequenza di scene interminabili che ti viene voglia di strangolare te la tipa pur di finire stà scena.

Poi ovviamente il dottor Lyutak viene interpellato da un ispettore di polizia a cui probabilmente si sono ispirati per il titolo (Raul Lovecchio) viste le deliranti congetture con le quali ipotizza i vari moventi. Poi si tende un'esca per beccare l'assassino che nel frattempo ha lentissimamente ammazzato una nella cabina telefonica, dove ovviamente ci si va a rinchiudere quando un killer tenta di ammazzarvi (e dove se no). Il dottor Lyutak, che nel frattempo scopriamo pure impotente ("come uomo non valgo niente" cantilena insistentemente il nostro) è preso dai rimorsi e si butta sulla ragazza esca (che si chiama proprio così) ma non fa a tempo a strozzarla perchè un altro omicida accoppa una prostituta. 

Viene quindi arrestato un sospetto (il grandioso Tano Cimarosa, unico vero attore in questa marmaglia di maschere di gesso!), subito rilasciato che, per vendicare la sua fidanzata uccisa, inizia a spiare le mosse del medico. Frattanto la ragazza esca ha raccolto l'arma del delitto e, saggiamente, chiama il dottor Lyutak per informarlo che il coltello era il suo (non si sa come questa ragazza conosca a menadito l'argenteria di casa). Risponde però la moglie e dopo, poco, la ragazza viene affogata nella vasca da bagno (espediente per far vedere un pò di nudo gratuito). 

 
Non contento l'assassino sistema il cadavere sulla finestra per simulare il suicidio, basta un alito di vento perchè si spezzi un cavo teso e la ragazza morta cada di sotto. Entra la polizia, sfascia mezza casa ma il corpo non si sposta di un millimetro, entrano in bagno e finalmente il corpo cade di sotto.  Dopo un'ora di questo andazzo finalmente vediamo qualche sogno erotico della moglie di Lyutak che lesbeggia con la cognata (Christa Barrymore) e la servetta (Carmen Young) mentre Lyutak assiste incatenato facendo smorfie inenarrabili. Dopo un pò di queste nudità, la servetta viene rapita, Tano intanto entra dalla cantina e dai fori di una porta vede la ragazza e l'assassino, non si sa cosa faccia quest'ultimo alla ragazza, visto che le fruga dentro (????) ma subito dopo la stordisce con una bombola di morfina e se ne va. Tano libera la ragazza, telefona alla polizia ma la cognata lo chiude in casa e mette fuori un biglietto (C'è un uomo in casa...) per avvertire il dottore e la moglie. Il dottore entra in casa, strangola Tano con una catena (sempre con molta calma...) e scopre il tremendo triangolo che si è andato a creare nel suo nucleo familiare. Mi fermo qui perchè non voglio svelarvi il finale casomai riusciste a vedervelo tutto. Unica precisazione, Tano magicamente risorge a fine film ma il buon Polselli non ci svela come. A proposito del regista si dice che questo sia il suo miglior film, non vedo quindi l'ora di vederne il peggiore!
Sin dal titolo il Polselli ci sintetizza che razza di spettacolo stiamo per vedere, quindi, in definitiva assistiamo ad un film onesto!