(Id. 1989)
Regia
Luigi Cozzi
Cast
Daria Nicolodi,
Jasmine Maimone,
Pascal Persiano

Esiste scena più rappresentativa,
per descrivere questo capolavoro del trash italiano, di quella dove si vede
Donald Pleasence salire su un campanile veneziano e gettare migliaia di dollari
al vento? Un pò la stessa cosa che ha fatto Fabrizio De Angelis quando ha
deciso di produrre quest'incredibile ciofeca su una improbabile rock band sul
viale del tramonto che compra da un losco signore un misterioso spartito di
Nicolò Paganini, con il quale pare che il musicista abbia venduto l'anima al
diavolo. Decisi a girare un videoclip horror, i musicisti e la produttrice, in
compagnia di un famoso regista del terrore (citazione da parte di Cozzi neanche
tanto velata dell'amico Dario Argento) si recano in una vecchia villa in disuso
di proprietà di Sylvia Hackett (Daria Nicolodi) che scopriremo essere la
bambina che, a inizio film, suona il violino e getta il phon nella vasca dove
la madre sta facendo il bagno.

Durante la notte ne succedono di
tutti i colori, la bassista viene uccisa da un losco figuro con una inquietante
maschera veneziana che la trafigge con uno stiletto nascosto nel violino, il
batterista insegue quello che sembra essere il fantasma della ragazza appena
morta e scompare anche lui, il regista cerca di fuggire in auto ma si scontra
con un campo di forza elettrico che misteriosamente circonda la villa e la
cantante finisce in un buco apertosi nel pavimento. La chitarrista invece si
becca un fungo che pare colpisca il legno dei violini come ci rivela la produttrice
Lavinia che ci offre un allucinante spiegone didattico sulle proprietà di
questo fungo facendoci alla fine cadere i coglioni con l'affermazione
"l'ho visto in televisione". Il tutto condito da una serie di
apparizioni e sparizioni di persone senza soluzione di sorta, effetti visivi
fatti con gli acquarelli ma sopratutto una recitazione così cagnesca che quasi
non ci si crede l'abbia diretto il pur bravo Luigi Cozzi, che negli anni
ottanta girò uno sci-fi più che dignitoso come "Contamination".

Viene da chiedersi, vedendo gli
assurdi dialoghi isterici della Protagonista Jasmine Maimone (che non parla ma
urla come una pazza per tutto il film) se il regista, invece che seguire la
scena, non fosse andato in qualche trani di zona a farsi un bianchino dalla
disperazione. In certi momenti la cosa appare così forzata che diventa
inevitabilmente comica, trasformando un horror con una pur buona storia e tanta
voglia di dire qualcosa di diverso nel panorama cinematografico italiano, in
una parodia umoristica dalle venature trash, insomma un tipico prodotto di
inizio anni novanta, periodo che per l'Italia segna la fine ingloriosa del
cinema di genere che tanto aveva fatto nel ventennio precedente. Nel finale poi
non poteva mancare la chicca, ovvero il sole che sorge stile
"Nosferatu" e uccide il mostro trasformandolo in cenere...ma
(Attenzione! Attenzione!) la cenere ha la forma di chiave di violino!!!! Povero
Donald Pleasence, un grande attore umiliato in terra straniera da un cinema che
non si meritava.
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