(2019)
Regia: Todd Sheets
Cast: John O'Hara, Rachel Lagen, Bobby Westrick
Genere: Horror
Parla di: “Pagliacci sgangherati vengono colpiti da maledizione e fluttuano inutilmente tra gli uragani della bruttezza assoluta”
Come ormai risaputo, il mercato delle Pay-Tv sta inevitabilmente condizionando la fruizione dell’intrattenimento cinematografico presentando al pubblico enormi mestoloni carichi di film e serie Tv un tanto al chilo dove, forse, in mezzo a tanta robaccia fuoriesce ogni tanto qualche perla. Questa situazione ha condizionato anche il modo di porsi del cinema stesso, specialmente quello di serie B e serie Zeta dove più che la qualità del prodotto, conta l’idea attrattiva che intrighi il pubblico invogliandolo a scegliere quel dato titolo a prescindere dal film che andrà poi a sorbirsi. Con queste premesse si è probabilmente dato vita al progetto Clownado, partito con un crowdfunding su Indiegogo che ha permesso di raccogliere la misera cifra di 17.000 dollari, quasi insufficiente per un normale prodotto indipendente ma anche troppi visto il risultato finale.
giovedì 26 novembre 2020
CLOWNADO
martedì 17 novembre 2020
THE VELOCIPASTOR
Regia: Brendan Steere
Cast: Gregory James Cohan, Alyssa Kempinski, Daniel Steere
Genere: Horror, Commedia,Trash
Parla di: “Giovane pastore si ferisce con dente di dinosauro e si trasforma in un giustiziere giurassico”
Rispetto al passato le nuove leve del trash internazionale hanno piena coscienza dei propri limiti economici e una tutt’altro che disprezzabile competenza cinematografica, il che porta opere come questo The Velocipastor a far vezzo dei propri deficit trasformandoli in una serie di trovate geniali che mitigano in parte gli evidenti limiti tecnici. Non a caso il film di Brendan Steere comincia con un’esplosione di auto che non esiste, il protagonista, il giovane pastore Doug (interpretato ottimamente da Gregory James Cohan) termina la sua funzione quotidiana, esce dal sagrato e saluta i genitori appoggiati alla propria autovettura, si sente un’esplosione e la cinepresa inquadra il parcheggio vuoto con la didascalia VFX: Car on fire, stacco e inquadratura di Doug che si dispera per la morte dei genitori. Ecco in questo incipit a dir poco spiazzante, c’è tutta la filosofia del trash moderno, ovvero quella di trasformare la mancanza di effetti in una gag comica.
Detto questo il film è veramente terribile, dal punto di vista estetico ma allo stesso tempo spassoso. Vediamo Doug che gira per un boschetto che la didascalia ci avvisa essere la Cina, una donna viene infilzata da una freccia e nell’atto di morire consegna a Doug un dente di dinosauro con cui si ferisce la mano. Per il giovane prete inizia una mostruosa mutazione in una specie di tirannosauro gommoso, esageratamente finto, che si produce nell’uccidere uno stupratore e salvare la bella prostituta Carol (Alyssa Kempinski). Durante una confessione, Doug scopre che il peccatore (una specie di truzzissimo spacciatore con il riportino untuoso) è colpevole della morte dei suoi genitori, accecato dalla rabbia, il pastore si trasforma e sfodera due ridicoli guanti gommosi da dinosauro con cui uccide il criminale. Il suo collega prete Padre Stewart (Daniel Steere, sicuramente un parente del regista!) decide di portarlo da un esorcista che sembra la versione glitterata di Zé do Caixao ma il risultato sarà devastante. Nel frattempo Doug scopre l’amore con Carol e insieme devono combattere contro un gruppo di pastori Ninja che vogliono convertire la gente al cristianesimo a botte di cocaina. Se di mezzi The Velocipastor appare veramente scarso, di trovate deliranti invece è decisamente ricco. Membra e teste decapitate vengono rimpiazzati con manichini da boutique di moda con qualche baffo appiccicato alla meno peggio, ogni tanto Steere tenta di allungare il brodo (già esiguo visto che il film dura appena 70 minuti) con qualche collage di inquadrature e un riassunto in super fast motion di tutto il film, la scelta delle canzoni alternative rock risulta però azzeccata e i due protagonisti sono decisamente spassosi. Di memorabile qui però c’è solo l’idea principale del prete e soprattutto del titolo geniale che pare sia nato da un errore del correttore del cellulare che ha inteso Velociraptor come Velocipastor. Se si possa credere o meno a questa dichiarazione del regista non è ben chiaro ma se non altro il film non induce all’estinzione giurassica dello spettatore.martedì 10 novembre 2020
ROBOT NINJA
Regia: J.R. Bookwalter
Cast: Michael Todd, Bogdan Pecic, Maria Markovic
Genere: Horror, Action, Fantascienza
Parla di “disegnatore di fumetti si immedesima troppo nel suo personaggio e prende un sacco di mazzate”
Certi sodalizi sono fatti per creare opere da cui sai già cosa aspettarti, una volta compreso il grado di qualità prodotta in precedenza dai singoli personaggi. Ed infatti dall’unione di intenti profusa da David DeCoteau, produttore e regista di stampo cormaniano nonché autore di temibili “cult” (uno su tutti l’imbarazzante sci-fi Creepozoids) e il regista J.R. Bookwalter, fresco della produzione di uno zombie movie amatorialissimo come The Dead next door, non ci aspettavamo propriamente un’opera di raffinata impronta autoriale. Eppure Robot Ninja, se si supera l’imbruttimento iniziale e si raggiunge la fine, non è poi così male. La confezione è sicuramente terribile, a cominciare dai bruttissimi fumetti maldisegnati, veri leit motiv di questa storia, che per l’appunto vede protagonista Leonard Miller (Michael Todd) un disegnatore di comics, arrabbiato e deluso dall’ennesimo stupro artistico perpetratogli dal mondo televisivo colpevole di aver snaturato la sua creatura (per l’appunto l’eroico Robot Ninja del titolo), improvvisatosi giustiziere notturno dopo essersi fatto costruire dall’amico scienziato Hubert Goodknight, interpretato da Bogdan Pecic (da qui un pout pourri di battutine da asilo mariuccia del tipo “goodnight Goodknight”), un completo che riecheggia completamente il personaggio dei suoi fumetti.
Divisa all black con tanto di spalline anni ottanta decorate con shuriken staccabili, fascia rossa in vita, guanto con lame stile Freddy Krueger e mascherone da saldatore dotato di correttore vocale robotico (tanto per giustificare l’appellativo Robot prima di Ninja), il nostro eroe comincia a vagare nelle ore notturne strafatto di psicofarmaci e deve vedersela con una banda di disperati capitanata da una certa Gody Sanchez (Maria Markovic) che si diverte a stuprare e uccidere giovani coppiette dall’aspetto imbarazzante. Peccato che il nostro eroe sia tutto fuorchè un killer ed infatti, nonostante riesca a fare fuori un paio di sgherri, si prende un sacco di botte. Alterato dalle droghe comincia ad autoripararsi inserendo tubicini di gomma nelle vene e placche di metallo nelle ferite nel tentativo di diventare un vero super robot. La caparbietà e la sofferenza del buon Miller vengono esposte mirabilmente e difatti questa è la parte migliore del film. Per il resto siamo di fronte ad un prodotto che gronda dosi abbondanti di emoglobina con deorbitazioni, sbudellamenti e fracassamenti vari di cranio. Purtroppo gli addetti al make-up dimostrano qualche carenza conoscitiva nell’anatomia umana e scambiano le tagliatelle all’amatriciana per degli intestini per cui vediamo grotteschi zombie maltruccati intenti a rimescolarsi pasta fresca nelle viscere. A questo poi si aggiunge la dimensione casalinga delle ambientazioni, il surrealismo di certe situazioni (si veda la reazione delle due guardie quando Miller gli prende il televisore e lo sfascia a terra) e l’evidente incapacità degli attori. Non aiuta il ritmo narcolettico delle scene più action e l’incapacità del regista nell’orchestrare situazioni cinematografiche che vadano al di là del semplice dialogo. Da un certo punto di vista però non si può negare lo spessore caratteriale del protagonista, una maschera di sofferenza continua che riesce comunque a coinvolgere, aggiungiamo poi anche la voluta demenzialità dell’impianto narrativo che tende a buttare tutto in caciara strappando ogni tanto, oltre a qualche faccia, anche qualche sana risata.giovedì 29 ottobre 2020
THE INCREDIBLY STRANGE CREATURES WHO STOPPED LIVING AND BECAME MIXED-UP ZOMBIES
Regia Ray Dennis Steckler
Cast Cash Flagg, Brett O'Hara, Erina Enyo
Genere: Horror, Musical
Parla di “ Ipnotizzatrice circense controlla a distanza giovane per indurlo ad uccidere al posto suo”
Riscoperto nel 1997, come molti film dell’epoca, grazie al programma Mystery Science Theater 3000, questo film del genio del low cost movie Ray Dennis Steckler si è imposto nell’immaginario collettivo del cinema weirdo a partire dall’assurdo titolo che gli fece conquistare il secondo posto nel podio dei titoli più lunghi del cinema horror (il primo posto era già occupato da un filmaccio di Roger Corman intitolato The Saga of the Viking Women and Their Voyage to the Waters of the Great Sea Serpent) e fu lanciato come il primo horror musical della storia più che altro grazie ad una serie di scialbi numeri circensi dove un gruppo di ragazze con vistosi costumi ballava e cantava all’interno di uno spettacolo sotto il tendone.
venerdì 9 ottobre 2020
DOCTOR GORE
Regia J.G.Patterson Jr.
Cast: J.G.Patterson Jr., Jenny Driggers, Roy Mehaffey
Genere: Horror, Splatter, Commedia
Parla di “Chirurgo inconsolabile cerca di rimettere insieme i pezzi, non della sua vita, ma quelli della sua ex moglie”
Morto prematuramente all’età di 45 anni, J.G.Patterson Jr. non ha lasciato dietro di sé una grande eredità cinematografica. Pur avendo fatto molti mestieri, dal montatore agli effetti speciali, il suo apporto non è mai emerso dall’oscuro mondo degli Z-Movie pur relegandolo sotto l’egida di un monolito del genere come Hershell Gordon Lewis con il quale collaborò alla produzione di The Gruesome Twosome e She Devils on Wheels. Ed è proprio al maestro del gore statunitense che si ispira l’opera maledetta di Patterson Jr., un horror uscito inizialmente con il titolo The Body Shop (che in effetti ricorda piuttosto un emporio di creme e intrugli dermatologici) e successivamente rieditato con il più esplicito “Doctor Gore”.
lunedì 14 settembre 2020
SNUFF
(1976)
Regia Michael Findlay
Cast Mirtha Massa, Enrique Larratelli, Aldo Mayo
Genere: Drammatico, Thriller, Horror, Metacinema
Parla di “Sorta di rievocazione del massacro di Bel Air che alla fine diventa qualcos’altro”
Cosa succede quando il metacinema incontra l’exploitation? La risposta più esemplificativa è questo Snuff del 1976 diretto da un oscuro film maker di nome Michael Findlay che nel 1977 perse letteralmente la testa falciato dalle pale di un elicottero (vi ricorda un film in particolare? Ma certo Holocaust 2000!) che altri non è che un rimaneggiamento voluto per dare una seconda possibilità ad un’altra opera di Findlay girata anni prima ma senza successo. In pratica Snuff nel 1971 si chiamava Slaughter ma dopo l’aggiunta finale metacinematografica prese il nome che conosciamo attualmente e una serie di sequenze finali che trasformano la storia, invero piuttosto pallosa, in qualcosa di diverso e sorprendente.
Le prime sequenze vedono un paio di ragazze che dovrebbero essere hippie ma risultano troppo eleganti per essere credibili, le vediamo sfrecciare con una motocicletta da gita in campagna sulle note di un pezzo che plagia ignobilmente il riff di Born to be wild degli Steppenwolf e lo ripete in un loop incasinato per oltre cinque minuti. Le tizie vanno a beccare una loro compagna che si sta sniffando coca con una cannuccia di 30 centimetri, gli sparano al petto ma, come per miracolo, la ragazza non muore, interviene allora una specie di Charles Manson sottopeso che si fa chiamare con l’altisonante nome di Satan e pratica alla ragazza ferita una dolorosa pulizia in mezzo alle dita dei piedi con un coltellaccio. Il resto del film si dipana tra le malefatte di questa sorta di Manson Family e un’attricetta di film sexy, tale Terry London, giunta in Sud America con uno sfigatissimo produttore. La ragazza si infratta immediatamente con un ricco ragazzino viziato, figlio di un produttore di armi, con cui se la spassa su motoscafi e feste in piscina. Intanto le bikers rapinano un pit stop e massacrano clienti e avventore, Satan infiltra la giovane Angelica nella villa del produttore di armi e assistiamo ad un imbarazzante flashback in cui questa giovane schiava volontaria viene rappresentata da ragazzina con le vesti di un’altra attrice che non le somiglia assolutamente (quest’ultima ha i capelli rossi mentre Angelica è castana) mentre viene violentata dal fazendero ricattatore che minaccia di licenziarne il padre se non farà quello che dice lui (ovvero sesso). Dopo interminabili sequenze in cui ci viene propinato tutto il carnevale di Rio, finalmente si arriva al massacro finale in cui scopriamo che Terry London era incinta, gli hippie piombano nella villona e massacrano tutti, lei compresa.
Ecco a questo punto finisce Slaughter e comincia Snuff ovvero gli ultimi cinque minuti di metacinema dove scopriamo la troupe che dirige il film ed il regista che si getta su una delle attricette sotto l’occhio indiscreto della telecamera e inizia a farla a pezzi simulando uno snuff movie. Peccato che la finzione ceda disastrosamente sulle conoscenze anatomiche del truccatore, il regista infatti estrae il cuore della vittima direttamente dallo stomaco e comincia ad ululare con un bel pezzo di intestino in mano. La ripresa si oscura e come ultima cosa del film sentiamo le voci della troupe che se la da letteralmente a gambe levate. Bastarono questi pochi minuti finali a risollevare le sorti di tutta l’operazione portando l’opera in cima alla lista dei cosidetti Nasty Movies ed un discreto successo nelle sale. Il povero Findlay è altresi conosciuto per la sua trilogia della carne (The Touch of the flesh, the curse of the flesh e the kiss of the flesh), un trittico cinematografico di pura exploitation che si ispira alla celebre saga della dominatrice Olga.
mercoledì 2 settembre 2020
EVIL TOONS
(1992)
Regia: Fred Olen Ray
Cast: Robert Carradine, Dick Miller, Monique Gabrielle
Genere: Horror, Commedia, Fantastico
Parla di” quattro ragazze impegnate a pulire una vecchia villa devono fare i conti un demone a cartoni animati che si impossessa di una di loro”
Fra i precursori del mockbuster, sorta di cinema opportunistico che, come una remora, si attacca alla pancia dello squalo per cibarsi degli avanzi caduti dalle fauci, si può annoverare anche il prolifico Fred Olen Ray, classe 1954 e qualcosa come 160 film nel suo ruolino di marcia. Non a caso uno dei pochi titoli di questa titanica filmografia ad esser giunto nelle nostre lande cinematografiche, è proprio questo Evil Toons che gioca ignobilmente le sue carte di tecnica mista tra cartone animato e live movie sulla scia del successo di Chi ha incastrato Roger Rabbit? Annunciato da un piccolo battage pubblicitario che lo vendeva come la versione cattiva ed erotica del film di Robert Zemeckis, Evil Toons in realtà ha un numero di frame disegnati che si potrebbe contare sulle dita. Il diavoletto animato che sorge da una specie di libro parlante troppo simile al Necronomicon della saga di Evil Dead, dura un paio di minuti, giusto il tempo di incarnarsi molto economicamente nel corpo di una delle quattro ragazzone impegnate nella pulizia di una vecchia villa abbandonata.
C’è da dire che il cast impiegato non è malaccio, troviamo infatti il buon Robert Carradine nel ruolo di una specie di mago fantasma anche se viene spacciato come protagonista e si vedrà, se va bene , per non più di 5 minuti. Poi c’è Arte Johnson (l’irresistibile Renfield di Amore al primo morso) nel ruolo di un vicino di casa troppo curioso e infine, l’immortale Dick Miller, gloria di tutti i caratteristi del cinema di serie B che si autocelebra giustamente guardando un suo vecchio film in televisione e commentando “ Per me questo qua dovrebbe vincere un Oscar”. Con queste premesse e quattro attrici prosperose (di cui almeno un paio sono delle pornostar) il buon Fred mette in scena una sorta di sit-com dell’orrore con un po’ di zanne finte e fulminacci realizzati con arcaiche versioni di After Effect.
Il risultato non è sicuramente memorabile ma non annoia, anzi intrattiene discretamente ed elargisce anche una notevole dose di cattiveria, peccato che il film non si spinga neanche lontanamente nei meandri del gore ed ovviamente limita al minimo sindacale le interazioni con elementi cartooneschi. Resta comunque una preziosa testimonianza di un sottobosco americano che ha sempre sventolato orgoglioso la bandiera del trash a stelle a strisce e comunque, quando la protagonista Megan (Monique Gabrielle) si slaccia la camicetta allo specchio e ci regala uno dei seni più sexy mai visti sullo schermo scopriamo finalmente il senso vero di tutta questa operazione cinematografica.


















