lunedì 16 luglio 2018

THE APE MAN

(Id. 1943)
Regia  
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Ah! Come adoro questi piccoli, piccolissimi film di un'epoca in cui andare al cinema era un puro divertimento e non un investimento sulla qualità del film stesso. In questa vecchia, sconosciutissima pellicola in bianco e nero, diretta da un anonimo regista di nome William Beaudine troviamo un emulo del miglior Corman ed un Bela Lugosi non ancora sulla strada del declino ma abbastanza gigionesco da rendere godibile la storia demenziale di uno scienziato che si finge scomparso, salvo poi essere relegato assieme ad un vecchio gorilla nel suo laboratorio, completamente ricoperto di peli ed ingobbito da una scimmesca mutazione. 

 

I sorrisetti del Bela si sprecano mentre cerca disperatamente di tornare eretto uccidendo persone per estrargli il fluido spinale atto a ricomporre la sua corporatura umana. I delitti vengono compiuti dal gorilla e in questo troviamo un chiaro riferimento ad Edgar Allan Poe ed il suo racconto della Rue Morgue. In tutto questo vediamo incalzare sempre più l'invadente presenza dei giornalisti (i media erano voraci anche allora!) che lo porteranno inevitabilmente alla catarsi finale. Bela alza ancora le braccia come se fosse Dracula ma l'ironia del suo viso ricoperto da peli di scimmia lo umilia un pò e si vede! Tutto questo non può che farci adorare quel piccolo altezzoso ungherese diventato una star del cinema che, oggi, meriterebbe una mitizzazione pari a quella di Marilyn Monroe .
 

lunedì 9 luglio 2018

DISTRUGGETE KONG! LA TERRA E' IN PERICOLO!

(Mekagojira no gyakushu, 1975)
Regia
Cast  , ,


Con questo film Ishiro Honda conclude definitivamente il suo contributo alla corposa saga dei Kaiju Eiga e in particolare all'elenco dei numerosi seguiti di Godzilla. Seguito di "Godzilla contro i robot" il film parte proprio con le ultime scene del suo predecessore in cui assistiamo al duello tra il nostro amato lucertolone e MechaGodzilla, suo alter ego meccanico, comandato da un gruppo di Alieni desiderosi di distruggere completamente il genere umano, responsabile di guerre e inquinamento. In realtà i propositi ecologisti degli extraterrestri nascondono solo il desiderio di trovare un pianeta in cui vivere, visto che il loro sta morendo inesorabilmente. 



Oltre al mostro meccanico, nella pellicola compare anche il Titanosaurus, che qui prende il nome di Titano Kong, tanto per dare un senso al titolo italiano che ovviamente tende a sfruttare ancora il mito di King Kong, evidentemente attrattivo per la platea tricolore. In realtà con il grosso gorillone il Titano Kong non c'entra una beneamata fava, trattasi infatti di una sorta di ibrido tra un dinosauro bipede e un cavalluccio marino che fa un versaccio gorgogliante e anche un po da checca isterica ed è comandato mentalmente in Katsura, figlia di un illustre scienziato che vuole vendicarsi a sua volta del genere umano, colpevole di non aver creduto nel suo genio. In realtà Katsura si scoprirà essere morta almeno un paio di volte e rimessa in sesto meccanicamente dagli alieni e da essi comandata come un'automa.



 La particolarità di questo film è, paradossalmente, la carenza di combattimenti tra mostroni di gommapiuma, qui ridotta a solo due battaglie, una a metà film tra Godzy e il Titano, che tra l'altro dura pochi minuti e finisce senza vincitori, e quella finale in cui il nostro amatissimo rettilone deve vedersela con entrambi gli avversari, il MechaGodzilla comandato dagli alieni ed il Titano Kong comandato da Katzura. Per il resto il film narra le gesta di un giovane biologo che mette le tende davanti alla casa dello scienziato e si innamora della ragazza. E questa specie di storia d'amore ampollosa e bislacca, il perno centrale della pellicola, che tra un tiramolla e l'altro da parte di Katsura, viene osteggiata dagli alieni preoccupati che Katsura riscopra la sua umanità sopita. Manco a dirlo, questo avverrà nel finale quando la giovane si ribellerà agli invasori e permetterà al biologo di fermare il Titano Kong. Quanto a MechaGodzilla verrà letteralmente decapitato dal nostro amato Godzy che, come sempre si allontanerà in mare con l'immancabile ruggito prodotto dai cingoli di qualche macchinario filtrato. Stupisce la mancanza di bambini cagacazzo che inneggiano al loro eroe, stupisce anche la quasi totale mancanza di modellini distrutti di abitazioni e basi missilistiche, manca anche l'esercito e i raggioni laser che girellano ovunque. Segno che forse il pubblico (e in particolare quello dei più piccoli) si stava cominciando a stufare della saga e i produttori cercavano disperatamente di proporre qualcosa di più adulto all'interno del solito canovaccio Kaiju-esco. Tutto inutile perchè il film fu un fiasco totale che fece chiudere definitivamente la serie cinematografica fino ai '90. Peccato perchè la pellicola ha comunque una sua dignità e un buon impatto visivo. Ma i tempi stavano cambiando e ai mostri giganti si sostituivano quelli con la sega elettrica in mano.

lunedì 2 luglio 2018

LA LUNGA NOTTE DELL'ORRORE

(The Plague of the Zombies, 1966)
Regia
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Quanto ho amato questo film da ragazzino! Eppure sono riuscito a vederlo una sola volta in una televisione privata (la Canale Cinque dei primi anni '80), in quei pomeriggi stemperati da film horror della Hammer  che ti riempivano gli occhi con il loro mondo di licantropi e vampiri. Stranamente il tema degli zombie non è stato mai trattato dalla nota casa produttrice inglese, fatta eccezione per questo "Plague of the Zombies" diretto da John Gilling, dove oltretutto non mette manco uno dei suoi attori feticcio quale Cristopher Lee (ma quanti film ha interpretato quest'uomo?) o Peter Cushing. Insomma, a vederlo così, un film in cui, ai tempi, non ci hanno creduto molto. 


Poi però è venuto il fumetto di Simon Garth lo Zombie , visibilmente ispirato da questo film e un certo signor George A. Romero . Ma gli zombi di questo film non ciondolano, escono dal terreno e terrorizzano veramente con le loro pupille biancastre, in modo particolare nella scena dell'incubo virata in blu che è uno dei momenti più psichedelici della pellicola, merito sopratutto del truccatore che ha reso veramente inquietanti questi cadaveri ambulanti, precursori di una lunga serie di creature che hanno affollato gli anni '80. Un film ormai irrintracciabile in Italia (ma perchè scompaiono i film?) ma che serba intatto il suo fascino nel tempo, un film da ritrovare, ricostruire, riscoprire ed amare per l'eternità.
 

lunedì 25 giugno 2018

APOCALYPSE POMPEII

(Id. 2014)
Regia
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Cosa c'è di più geniale del realizzare un mockbuster sulla falsariga di Pompei di Paul W. S. Anderson e fare in modo che non c'entri assolutamente un cazzo con il film originale? Forse l'averlo ambientato ai giorni nostri con un gruppo di turisti americani che vanno a visitare le rovine della città partenopea e si ritrovano prigionieri dinnanzi a una nuova eruzione del Vesuvio? Di certo la Asylum sa sempre come stupirci, in questo caso non solo per la pochezza degli effetti speciali in cui spiccano giganteschi lapilli killer che mirano le ignare vittime come fossero piattelli da gara, nemmeno per l'approssimazione con cui viene rappresentata Napoli (qualche scorcio fintissimo dove l'unica comparsa che sembra legarsi in qualche modo al capoluogo campano è un ragazzino che chatta al cellulare, seduto su un motorino, rigorosamente senza traccia di casco nelle vicinanze) e in particolar modo i poliziotti, le cui divise sembrano pescate da qualche rivendita di metronotte usati. 

La Asylum ci stupisce perchè realizza un film aberrante dove ci si immagina una nuova eruzione del vesuvio e gli unici a farne le spese sembrano essere i turisti. In effetti non compaiono nel cast manovalanze italiane, segno che il film non è stato manco girato in Italia (in compenso ci sono tante manovalanze dell'Est Europa). D'accordo che i napoletani sono gente che se la prende comoda, ma qui invece di evacuare gli abitanti passeggiano allegramente per le strade. Chi invece non se la prende comoda è il solito ex marine in pensione, le cui moglie e figlia (una secchiona antipatica che casualmente sa tutto sui vulcani!), sono prigioniere con altri turisti nel sottosuolo di una Pompei devastata nuovamente da lapilli in 3D fatti alla cazzo, maree di cenere come Tsunami, gas solforici che fanno sbavare la gente manco fossimo ne "L'esorcista" e ondate di calore che fanno esplodere letteralmente i corpi.   

Il superpapà, osteggiato dal governo italiano, che non vuole giustamente dargli un elicottero per recarsi nelle rovine in fiamme, pensa bene di radunare la sua vecchia squadra (casualmente in vacanza a Napoli, immagino!) e rubare un elicottero per andare a salvare capra, cavoli, moglie e figlia. Nella missione moriranno in molti ma per fortuna la sua famiglia verrà tratta in salvo per il gran finale dove la secchioncella di papà chiude il film con una battuta infelice "Mi sa che non vengo a vivere in Italia"...Ok piccola, ma non venite nemmeno a proporci i vostri orrendi film però....Dirige il giovane Ben Demaree, nuova speranza del cinema trash d'oltreoceano.