mercoledì 21 aprile 2021

IL RISVEGLIO DEL DINOSAURO

(The Beast From 20,000 Fathoms, 1953)

Regia: Eugène Lourié

Cast Paul Hubschmid, Cecil Kellaway, Lee Van Cleef

Parla di “Dinosauro scongelato da esplosioni atomiche si incazza di brutto e nuota verso NY”

Modello ispiratore di tutto il genere Monster Movie, compresi Kaiju Eiga giapponesi, il Redhosauro che distrugge la metropoli americana è forse una delle creature più belle realizzate dal mago a passo uno Ray Harryhausen, l'unico in grado da dare una personalità ad un mostro preistorico risvegliato dagli esperimenti nucleari compiuti nel Polo Nord. In particolare le scene finali, ambientate in un Luna Park in fiamme con Lee Van Cleef che gli spara un proiettile radioattivo dalla pedana delle montagne russe, danno quell'atmosfera retrò che ancor oggi, nostalgia a parte, non manca di fascino e bellezza. 

A tutti gli effetti questo B-Movie del 1953 diretto da Eugène Lourié è da considerarsi un punto di riferimento per tutta la monster-fi del dopoguerra, la prima mezz'ora si consuma in mezzo ai ghiacci con lo scienziato di turno Paul Hubschmid che assiste alla scongelazione del dinosauro, ovviamente nessuno gli crede ma in New Scotia una nave affonda e i due sopravvissuti dicono di aver visto un serpente marino. Poi un faro del Massachussets viene distrutto in un’inquietante scena notturna, assistiamo poi all'esplorazione sottomarina del paleontologo Cecil Kellaway, inframezzata da un divertente duello fra uno squalo e una piovra (filmati probabilmente in un acquario), per arrivare al clou dello spettacolo con la prima apparizione del dinosauro nel porto di NY. 
 
Le poche scene di panico con gente che scappa da tutte le parti si alternano al mostro che cammina in mezzo a modellini di cartapesta. Eppure nonostante la pochezza dei mezzi e l'ovvia arcaicità degli effetti speciali, le scene di distruzione sono mirabili e certe inquadrature (lo scontro del mostro con la guardia nazionale) sono altamente spettacolari. Insomma è vero che oggi questi film possono ispirare tenerezza ma se la vostra capacità di tornare bambini è ancora forte, film come questo offrono un biglietto per un favoloso viaggio nel tempo in cui l'atomo svegliava i mostri e l'esercito americano era una forza difensiva e non un dispensatore di guerre nel resto del mondo. La storia è un libero adattamento da "The Fog Horn" di Ray Bradbury. 

giovedì 15 aprile 2021

LE RAGAZZE DI SATANA

(Satan's Cheerleaders, 1977)

Regia Greydon Clark

Cast John Carradine , John Ireland , Yvonne De Carlo

Genere: Horror, Commedia

Parla di "Setta satanica di vecchi idioti a caccia di cheerleaders vergini da offrire a Satana" 

Appare quantomeno ironico che l'autore di un film su cheerleaders sataniche abbia iniziato la sua carriera come satanico bikers nel cult di Al Adamson Satan's Sadists, ma da buon artigiano del cinema exploitation, Greydon Clark si è arrangiato a fare un pò tutti i mestieri, dall'attore allo sceneggiatore, dal produttore al regista passando in rassegna tutti i generi possibili, dalla Blacksploitation di Black Shampoo allo Sci-Fi horror di Horror - Caccia ai terrestri (Without Warning, 1980) fino alle commedie scollacciate tipo Porci con le ragazze (Joysticks, 1983) e Wacko (1982). Dal canto suo anche questo Satan's Cheerleaders è un miscuglio dal momento che mixa la teen comedy all'horror saltando di palo in frasca tra i due generi durante tutto lo svolgimento della pellicola, senza peraltro riuscire a generare nè risate e nè momenti di terrore. 

Siamo in uno dei tanti college americani dove le star della scuola sono ovviamente i muscolosi atleti che il coach di turno, nevrastenico e un tantino checca, cerca di spronare affinchè evitino le tentazioni, rappresentate, manco a dirlo, dalle prorompenti cheerleaders. Assistiamo alle solite goliardate che ritroveremo anche in roba stile Porky's ma senza idee brillanti. Tipo scambio di targhette tra bagno dei maschi e quello delle femmine o poco altro. Sul fronte horror invece siamo su altri livelli, ancora più infimi, se possibile. C'è infatti, un gruppo di vecchiacci capitanati da vecchie glorie cinematografiche come John Ireland e Yvonne de Carlo che cercano disperatamente una vergine sacrificale da donare al loro potente signore Satana, e qui scatta il giochino imbarazzante della difficoltà a reperire un'illibata tra le cheerleaders che, nel frattempo hanno rapito. Una delle ragazze viene poi posseduta dal demonio, rappresentato da una statuetta luciferina e da un pentacolo rosso con un enorme occhio al suo interno. 

Il tutto condito con preghiere ossessive e ridicole, scene di inseguimento narcotiche e due dobermann che fanno avanti e indietro per il bosco sollecitati dalla sacerdotessa (la De Carlo) che teme la biondina posseduta mentre il marito, lo sceriffo satanista (interpretato da un imbolsito Ireland) li ricaccia indietro per preservare le ragazze da offrire in dono al diavolo. Il tutto si conclude con la battutaccia finale di un giovane che esclama "Porco diavolo" e la biondina che lo redarguisce dicendogli "Piano con le parole!". Ecco il livello è questo, non ci sono scene sanguinolente e il nudo sotto le docce è limitato alla fantasia dello incauto spettatore più concentrato a trovare un sistema per fuggire dalla sala che a immaginarsi le tette delle teenagers. Nel cast si segnala anche la presenza di John Carradine  nel più inutile cameo di tutta la sua carriera.

martedì 6 aprile 2021

I PORNOZOMBI

(La fille à la fourrure, 1977)

Regia: Claude Pierson

Genere: Fantascienza, Porno

 Cast: Ursula White, Alban Ceray, Didier Aubriot

 Parla di “Alieni prendono il posto dei morti d’infarto terrestri e insidiano una coppia di solitari sposini

Questo fanta-porno del maestro dell’eros d’oltralpe Claude Pierson, è uscito nelle sale a luci rosse italiane con almeno tre anni di ritardo, nel tentativo da parte dei distributori, di sfruttare il successo del film “Zombi” anche nel circuito porno. In realtà, sia il titolo sfacciatamente menzognero, sia la locandina (seppur bellissima) c’entrano ben poco con i morti viventi. Se proprio vogliamo fare un accostamento horror, La fille à la fourrure è più dalle parti di Jean Rollin che da quelle di George A. Romero ma più probabilmente il film è affine con “Plan 9 from Outer space” di Ed Wood e non solo per la trama che vede gli alieni invadere la terra direttamente dal pianeta Eros, occupando abusivamente cadaveri di persone morte di attacco cardiaco, ma anche per la messa in scena decisamente amatoriale e casalinga. Protagonisti della vicenda sono una coppia di freschi sposini che vanno a vivere in una villetta immersa nel verde nelle vicinanze di un cimitero. 

Dopo le iniziali trombate di rito, Lui incontra una strana donna con gli occhi truccati d’argento, che cazzeggia allegramente dentro una cripta. I due copulano e lui se ne innamora al punto da rischiare la crisi coniugale. Fortunatamente, a soddisfare la mogliettina entra in scena un altro alieno, interpretato dall’icona porno francese Alban Ceray, ma la vicenda è destinata ad una tragica catarsi finale, non prima però di averci regalato una delirante orgia di coppie nude che si mettono a trombare in circolo mettendo in piedi (letteralmente) uno spettacolino pornografico campestre (del resto tutte le copule si svolgono all’aperto, in mezzo all’erba). Gli attori che interpretano gli alieni recitano come se leggessero il copione proprio nell’istante in cui li stanno riprendendo con la macchina da presa, con una dizione meccanica probabilmente dettata dall’esigenza di esprimere la loro extraterrestrialità con dialoghi robotici, il risultato è straniante, contornato oltretutto da una colonna sonora ripetitiva fino alla nausea, in particolare per una struggente piece al pianoforte che si ripete all’infinito nei momenti meno opportuni.

Per quanto riguarda poi gli accoppiamenti sessuali, molteplici ma alquanto monotoni, si segnala l’incoerenza nel montaggio visto che le inquadrature dei dettagli anatomici durante la penetrazione, non coincidono con la posizione degli attori durante il coito. In pratica se riprendi la coppia mentre lo fa alla missionaria non puoi metterci il dettaglio del pene che penetra dal retro! La cosa grave è che quest’incongruenza non è isolata ad un solo episodio ma persiste ossessivamente per tutto lo spettacolo. Se da un lato il porno francese richiama a volte delle suggestioni romantiche, dall’altro l’impegno profuso dagli attori nel cimentarsi in faticose performance sessuali viene miseramente vanificato dagli assordanti strilli di piacere che aleggiano durante il rapporto, che richiamano il dolore di una serie di mannaiate sulla schiena piuttosto che l’appagante orgasmo mostrato sullo schermo.


sabato 27 marzo 2021

LA CAVALCATA DEI RESUSCITATI CIECHI

 (El ataque de los muertos sin ojos, 1973)

Regia  Amando de Ossorio

Cast Tony Kendall, Fernando Sancho, Esperanza Roy

Parla di “Templari resuscitati in occasione della festa dei 500 anni dalla loro morte massacrano tutti quelli che fanno festa”

Se è vero che la saga dei templari votati al demonio e arsi vivi dopo essere stati accecati, realizzata dal regista Amando de Ossorio negli anni settanta, è andata scemando a livello qualitativo con il progredire dei capitoli, è anche vero che a quei tempi non erano molte le serie cinematografiche monotematiche che venivano realizzate. In particolare questo secondo capitolo, seguito dell’ottimo “Le Tombe dei Resuscitati ciechi” dimostra sin da subito di avere qualcosa da dire all’interno dei quattro titoli realizzati dal regista spagnolo. Innanzitutto l’incipit ci mostra finalmente i veri volti dei cavalieri crociati proprio durante la cattura e l’atroce castigo a cui vengono sottoposti, poi c’è tutta la maledizione del villaggio che viene perpetrata con una festa tradizionale lunga 500 anni. Ed è proprio nell’anniversario dell’uccisione dei cavalieri del male che questi risorgono per vendicarsi del villaggio colpevole della loro morte. 

Come già introdotto dal titolo italiano, i resuscitati attaccano il paese con daghe e cavalli, caratterizzati da un intercedere lento ed ipnotico enfatizzato da ralenty eterni e un filtro riverberato che accompagna il suono degli zoccoli dei cavalli demoniaci. Insomma c’è tutto un refrain psichedelico che dà al film la giusta atmosfera da incubo. Purtroppo nel massacro ai villeggianti Ossorio pecca un po di superficialità facendo sventolare nel vuoto le spade dei morti viventi e ogni tanto, giusto per dare l’idea che i colpi di spada non vengano sferrati a cazzo, inquadra qualche vittima con un sommario taglio sulla fronte. Va meglio con l’assedio nella chiesa per i superstiti, dove il buon Amando ci piazza la giusta nota cattiva con un sindaco bastardo che non esita a buttare in pasto ai cavalieri scheletrici una bimba pur di sopravvivere all’attacco. 

Le scene in cui il sindaco tenta di convincere il ministro a far intervenire l’esercito al telefono sembrano voler inserire all’interno del film anche un siparietto comico ma senza grande successo. Il sangue rosso acceso usato per il film assomiglia alla vernice per pareti che non vorreste mai tinteggiata in casa vostra e le sequenze, specialmente quelle dell’avanzata dei morti, sono sempre le stesse e fanno venire il sospetto che il regista non si sia sbattuto più di tanto in fase di montaggio. Ad alimentare questo sospetto c’è anche il fatto che la colonna sonora di Antón García Abril è la stessa usata per il primo film e riciclata senza alcuna vergogna in questo secondo titolo. Evidentemente il buon riscontro delle “Tombe” ha costretto il povero De Ossorio a girare in tutta fretta questo sequel che, in ogni caso rimane comunque più che valido all’interno di una quadrilogia in cui i film successivi non sono sicuramente all’altezza. Da notare che il protagonista del film è Tony Kendall, il cui nome anglofono è in realtà lo pseudonimo del romanissimo Luciano Stella, caratterista di tonnellate di B movie italiani (ma anche robetta come “La Frusta e il corpo” di Mario Bava) che con Ossorio realizzerà successivamente anche l’ottimo “L’Abbraccio mortale di Lorelei”.




mercoledì 17 marzo 2021

GAPPA, IL MOSTRO CHE MINACCIA IL MONDO

(Daikyojû Gappa, 1967) 

Regia Hiroshi Noguchi 

Cast  Tamio Kawaji, Yôko Yamamoto, Yuji Kodaka 

Genere Kaiju Eiga, Fantascienza, Monster Movie 

Parla di “pappagalloni dinosauro distruggono il Giappone per recuperare il figlioletto rapito dal proprietario di una rivista sexy” 

Tra gli innumerevoli titoli importati in Italia in piena era Kaiju, ovvero nel periodo tra fine anni sessanta e primi anni ottanta, uno dei più imbarazzanti ed assurdi è sicuramente questa sordida pellicola giapponese la cui trama mescola insieme elementi tratti da King Kong, Godzilla e Gorgo per mettere in scena le gesta di strani grifoni giganti con la faccia da pappagallo e il corpo da dinosauro che piombano da un'isoletta dimenticata verso le metropoli nipponiche alla ricerca del figlioletto rapito da imprenditori senza scrupoli. L'incipit è quello classico della spedizione esplorativa alla ricerca di animali di specie sconosciute su un atollo selvaggio che dovrebbe diventare una specie di attrazione turistica organizzata da una rivista scandalistica di nome Playmate. 

Gli esploratori, un connubio improbabile tra giornalisti, fotografi e scienziati scopre che l'isola è soggetta a terremoti continui inviati da una divinità misteriosa chiamata Gappa che gli indigeni temono come la peste. Addentratisi nelle grotte, un giornalista e una giovane fotografa scoprono un gigantesco uovo da cui spunta un brutto dinosauro che, sulle prime non ci è dato di vedere. Quando la nave salpa con il prezioso animale, eccoci apparire in tutta la loro bruttezza i due mostruosi genitori Gappa dotati di tre corna, ali da pipistrello, zampe da pollo, becco da passero e coda di lucertola e mamma. Insomma un minestrone trash che si lancia alla ricerca del piccolo nel frattempo giunto in Giappone dove gli vengono innestati dei sensori sulla testa per studiarlo suo malgrado. All'arrivo dei mostri ecco le consuete scene di distruzione con modellini di cartapesta alternati a scene di panico, carriarmatini che sparano petardi e missili giocattolo che sfrigolano nell'aria. Da parte loro i due Gapponi rispondono al fuoco con fiammate bluastre disegnate alla cazzo sulla pellicola che vanno dove gli pare senza alcun senso logico. 

Troviamo poi nel cast l'immancabile presenza di bambinetti puri e duri che sono sempre i buoni del film, la figlia del proprietario della rivista che tenta di far tornare sui suoi passi l'arcigno genitore e il piccolo indigeno che viene recuperato, non si sa da dove, su un sommergibile e man mano che avanza lo spettacolo, diventa sempre più grigio (una malattia che gli scienziati cinefili chiameranno "cattivo makeup"). Il finale poi tenta di essere strappalacrime con la ricongiunzione dell'allegra famigliola di Gappa sulla pista di un aeroporto e tutti i protagonisti che improvvisamente scoprono quali sono i veri valori della vita. A questo punto anche agli spettatori è dato scoprire dei valori, uno è quello del biglietto del cinema irrimediabilmente sprecato e l'altro è il valore di un buon sonno di cui hanno sicuramente usufruito durante la proiezione.  

martedì 9 marzo 2021

ARTIGLI

(The Uncanny, 1977)

Regia Denis Héroux

Cast Donald Pleasence, Peter Cushing, Samantha Eggar, Ray Milland

Genere Horror, Film a episodi

Parla di “Scienziato in para racconta episodi sui gatti che congiurano per conquistare il mondo”  

Con un considerevole ritardo rispetto alle produzioni Hammer e Amicus, la canadese Cinèvidèo tenta, dopo la metà degli anni settanta, di far tornare in auge l'horror a episodi utilizzando come elemento di narrazione comune la presunta diabolicità dei gatti, capaci di comunicare e congiurare tra di loro ai danni della razza umana, fino a uccidere in branco o addirittura a ipnotizzare gli esseri umani. Ne è convinto il protagonista narratore, un paranoico scienziato perennemente deriso per le sue teorie, che tenta di convincere il suo editore raccontandogli tre agghiaccianti fatti che hanno per protagonisti i felini. 

Nel primo una vecchia riccona decide di lasciare tutti i suoi beni ai suoi mici ma lo sciagurato nipote non è d'accordo, irretisce la governante affinchè rubi il testamento ma questa, scoperta dalla vecchia, la uccide. Nel tentativo di recuperare il documento viene assalita dai gatti. La seconda storia invece ha per protagonista una giovane orfanella che viene angariata dalla zia ma sopratutto dalla cattiva cuginetta. Solo il suo inseparabile gatto Wellington saprà consigliarle, attraverso la magia nera, come risolvere l'ancestrale scontro di famiglia. Nel terzo episodio invece un attore cinematografico uccide la prima moglie ma il gatto della donna organizzerà una crudele vendetta nei suoi confronti. 

L'inizio del film crea la giusta atmosfera e riesce anche a inquietare un poco, il primo episodio addirittura ci mostra come possano essere feroci e micidiali dei felini in branco, il secondo episodio invece risente di effetti ottici (il rimpicciolimento della bambina) piuttosto datati anche se è comunque godibile mentre il terzo è tutto sulle spalle del bravo Donald Pleasence anche se la storia è proprio stupidina. Rimangono comunque godibili gli scambi di battute tra le due vecchie glorie horror come Ray Milland e Peter Cushing anche se la pellicola, diretta in modo anonimo dal produttore Denis Héroux, risulta oltremodo datata persino all'epoca della sua uscita. Spicca in ogni caso un buon cast che comprende oltre alle tre star del cinema già citate anche due ottimi caratteristi come John Vernon e Samantha Eggar e c'è persino un divertente omaggio al film "Il Pozzo e il pendolo" di Roger Corman. 


venerdì 26 febbraio 2021

DISCO SEX

(1978) 

Regia Jean Rollin 

Cast Jean-Pierre Bouyxou, Cathy Stewart, Agnès Lemercier 

Genere: Musicale, Porno, Commedia 

Parla di “registrazione di un disco sexy trasforma la session in una gigantesca orgia collettiva” 


Mosso da evidenti esigenze alimentari, il regista francese Jean Rollin non disdegnò, nella sua lunghissima carriera cinematografica, di girare qualche porno utilizzando pseudonimi come Robert Xavier o Michel Gentil. Xavier fu utilizzato per la prima volta con questo titolo che si inserisce nel periodo d'oro del cinema a luci rosse, quando l'emancipazione sessuale era al suo culmine. Nonostante l'uso dello pseudonimo, il regista, curiosamente, appare anche con il suo vero nome nella parte di un tecnico del suono nel finale del film ma la cui ombra persiste dominante per tutta la durata. La trama è alquanto pretestuosa, ci troviamo in uno studio di registrazione discografica dove un hippy capellone con gli occhialini alla John Lennon raduna un gruppo di attori amici, chiedendogli di partecipare alle registrazioni di un disco sexy. 

Per aumentare maggiormente l'enfasi del sonoro, il gruppo dovrà avere realmente rapporti sessuali, questo in sostanza il pretesto con cui viene messa in scena per un'ora abbondante una specie di orgia in cui gli attori scatenano la loro energia sessuale, tutto questo mentre il tecnico del suono (che non viene mai inquadrato se non, per l'appunto, nel finale) gira per le coppie impegnate a fare sesso, per registrarne ansimi e godimenti vari. La macchina da presa vola velocemente da un amplesso all'altro mostrandoci una biondona platinata che si dedica dapprima agli amori saffici per proseguire masturbandosi con l'asta di un microfono, proseguire con un pò di anal e chiudere in bellezza con un threesome frettoloso. 

Il resto del cast non è da meno e si dedica con impegno a trombare e sbocchinare senza sosta alternando cunnilings e blowjobs con bella mostra di vagine baffute per gli amanti del porno vintage. Il tutto inframezzato da un'unica pausa dove vediamo uno dei protagonisti dedicarsi a un assolo di pianoforte mentre un'attrice si dimena a quattro zampe sopra lo strumento. Passata la prima mezz'ora però l'assenza di trama e la ripetitività delle situazioni comincia a procurare i primi segni di noia nello spettatore, la colonna sonora passa da un brano all'altro senza soluzione di continuità mentre l'hippy organizzatore della sarabanda, rimasto l'unico vestito, passa da una coppia all'altra per incitarli a dare di più, ad ansimare più forte, ad allargare chiappe e incitare all'accoppiamento. Alla fine il povero tecnico del suono non ce la fa più e si butta anch'esso nell'orgia festante. Ormai ogni pudore sembra essere stato abbandonato al punto che anche la cena finale diventa un baccanale festoso. Il giorno dopo tecnico del suono e organizzatore ascoltano finalmente il risultato di questa sessione e gongolano soddisfatti del buon risultato ottenuto. Carini i titoli di coda dove vengono disegnati degli allegri peni che accompagnano la presentazione di un cast seriamente impegnato a realizzare questo faticoso capolavoro pornografico.