Cast Talisa Soto, Roger Daltrey, Brian Bloom
Parla di “aliena vampira in costume troppo largo cerca vendetta contro vampiro canterino”
Cast Talisa Soto, Roger Daltrey, Brian Bloom
Parla di “aliena vampira in costume troppo largo cerca vendetta contro vampiro canterino”
Cast Bill Moynihan, Rhonda Griffin, Phil Fondacaro
Parla di “scienziato pazzo riporta in vita i mostri dell’Universal ma l’esperimento si interrompe a metà e questi vengono fuori trasformati in nanetti”
Non tutti i brutti film vengono per nuocere, e non tutti i brutti film sono veramente brutti. Ce lo insegna Charles Band che con questo The Creeps, nella sua povertà di confezione (come del resto tutte le produzioni della Full Moon e in particolare quelle dagli anni novanta in poi) ci regala una commediola horror tanto modesta quanto deliziosa con almeno una trovata geniale, ovvero quella di trasformare i classici mostri della Universal (Dracula, Frankenstein, la mummia e l’uomo lupo) in nanetti! Non ci è dato di capire se nelle intenzioni di Band ci fosse una velata critica nei confronti della Major Cinematografica ma il risultato è assolutamente originale.
Tutto inizia con un certo Dottor Berber (Bill Moynihan) che trafuga il manoscritto originale di Frankenstein di Mary Shelley da una biblioteca di rarità. La commessa Anna (Rhonda Griffin), per non perdere il lavoro, assolda il detective privato David (Justin Lauer) che divide la sua professione investigativa con quella di noleggiatore di VHS (che tra i film citati, omaggia ovviamente anche qualche titolaccio della Full Moon tipo “Hideous”). Intanto Berber torna nella biblioteca, stavolta per il Dracula di Bram Stoker, e già che c’è rapisce anche Anna per usarla come sacrificio umano. Lo scopo è dare vita agli archetipi leggendari attraverso un portale del multiverso o roba simile. Purtroppo l’esperimento si interrompe a metà con la fuga della ragazza e i mostri, riportati in vita, sono alti la metà del normale. Delle quattro creature nane (come ovviamente lo sono anche gli attori che le interpretano) segnaliamo il bravo Phil Fondacaro, colonna portante dei film di Charles Band, che ci regala l’interpretazione di un Dracula nano veramente efficace, con uno sguardo iniettato di sangue ed un portamento nobile d’eccezione.
Delle quattro creature nane (come ovviamente lo sono anche gli attori che le interpretano) segnaliamo il bravo Phil Fondacaro, colonna portante dei film di Charles Band, che ci regala l’interpretazione di un Dracula nano veramente efficace, con uno sguardo iniettato di sangue ed un portamento nobile d’eccezione. Purtroppo, a parte l’idea di fondo che merita, in ogni caso, tutta la nostra attenzione, il resto del film è ben poca cosa, contraddistinto da uno humor di bassa lega che non fa ridere neanche per sbaglio e una grande profusione di effetti visivi poverissimi sui quali campeggia incontrastato (per bruttezza) il portale del multiverso, più simile alla Ruota della Fortuna di qualche gioco a premi televisivo. In ogni caso, complice anche una durata decisamente esigua, il film intrattiene il giusto e merita una visione, non fosse altro che per vedere una mummia nana che cammina tra i corridoi scuri della biblioteca con il suo caratteristico passo strisciato.
Cast Tony McCabe, Elizabeth Lee, Mudite Arums
Parla di “veggente sfregiato incontra Strega che gli ridà la bellezza in cambio di amore per poi indagare, sotto effetto dell’acido, sulle gesta di un misterioso serial killer”
Buffo come il film meno “weird” di Hershell Gordon Lewis abbia proprio questa parola nel titolo, titolo che ha poi ispirato la nota casa distributrice di filmacci di serie Zeta et similia in America (La Something Weird Video). Uscito successivamente a The Gruesome Twosome ma nello stesso anno, Something Weird vede il padrino del gore abbandonare budella di manzo e lingue di pecora a favore di una trama più articolata, che mescola paranormale, stregoneria, psichedelia e thriller, il tutto contraddistinto dalla solita povertà di mezzi che ogni film del buon Lewis deve sopportare. Dopo titoli di testa inquietanti dove vediamo un omicidio attraverso l’inquadratura delle gambe del serial killer che strozza una tizia in minigonna, il film si accentra sul protagonista Mitchell (Tony McCabe) il quale, mezzo folgorato e sfregiato da un cavo dell’alta tensione, si sveglia in ospedale con il dono della preveggenza con cui, successivamente, cerca di sbarcare il lunario, coperto da un fazzoletto sul viso per nascondere il volto deturpato.
Un brutto giorno viene a trovarlo una vecchia pustolosa (o almeno l’attrice Mudite Arums che si presenta con il solo volto truccato dando l’effetto di una vecchia con il corpo di una quarantenne) che gli propone un patto: Mitch riavrà la sua bella faccia ma in cambio amerà solo lei, ovviamente trasformata nell’avvenente Ellen Parker (Elizabeth Lee). Con questi presupposti Mitch viene incaricato dalla polizia di scoprire l’identità di un serial killer che ha già ucciso sette ragazze (di cui una con un lanciafiamme o qualcosa di molto simile). Nel frattempo la popolarità del veggente cresce al punto da presiedere una seduta spiritica dove Lewis si scatena in una sorta di effetto di levitazione creato in sovrimpressione con risultati piuttosto discutibili (l’immagine di Mitch viene praticamente proiettata sul muro e viene sollevato alzando probabilmente il proiettore stesso). Il punto migliore del film resta comunque l’incontro con uno spettro di donna che imperversa in una chiesa chiedendo solo un contatto umano (siamo di fronte ad un H.G. Lewis estremamente poetico!).
Per aumentare la sua percezione extrasensoriale Mitch assume dell’LSD e in un tripudio di immagini virate al rosso e caleidoscopizzate, scopre l’identità dell’assassino. Trucchi ed effetti a parte (già questi raffazzonatissimi), anche le ambientazioni risultano poverissime (l’ufficio della Polizia sembra un box tirato a rustico) per non parlare poi di momenti di altissimo trash come lo sfiancante inseguimento finale e i colpi di pistola realizzato con l’effetto sonoro di un tappo che salta. Il finale comunque rimane beffardo e cattivello al punto giusto e, cosa non meno importante, qui Lewis dimostra anche una certa vena anarcoide e anticomformista in quella che, a tutti gli effetti, è una critica alla società dell’immagine ormai radicata sul suolo americano e oltre.
Regia Jess Franco
Cast Lina Romay, Martine Stedil, Roger Darton
Parla di “giovanotta ammazza fidanzato rapinatore e finisce in carcere duro dove tutti cercano di strapparle il segreto del nascondiglio di preziosi diamanti trafugati”
Viene quindi relegata in un carcere femminile (e dove se no?) che, agli occhi del mondo, dovrebbe essere un modello virtuoso di penitenziario (a sentire la voce narrante quasi un centro vacanze) ma che sotto sotto nasconde turpi segreti. Il direttore, che sembra un giovialone, in realtà è un sadico che frusta a sangue le prigioniere ed arriva a mettere dei cavi elettrici nella vagina di Shirley per aver nascosto un biglietto segreto. Una cosa è certa, tutti vogliono sapere che fine hanno fatto i diamanti, ritenendo che Shirley ne sappia qualcosa. Accompagnato da una musichetta talmente stucchevole da rasentare l’incubo (opera di David White) rosa di qualsiasi porno, il film procede piuttosto svogliatamente, soprattutto nel segno dell’eros, elemento che di solito è molto preponderante nel genere.
Qui ci si limita a qualche zoomata sul pelo pubico delle carcerate, che ovviamente dormono tutte nude per il caldo, non manca qualche accenno saffico (arricchito da integrazioni più spinte dove compare un misterioso sedere dotato di immondo brufolone nerastro!) con la bellissima Martine Stedil che verrà strangolata subito dopo dalla stessa Romay. Successivamente compare anche Tio Jess in completo azzurro e pistola in mano nei panni di un cattivissimo sicario che ammazza il direttore, non senza prima avergli fatto un pippone idealista contro il finto perbenismo di facciata. Finale da cartolina illustrata con lunghe inquadrature paesaggistiche che non servono a null’altro se non a riempire il vuoto di un minutaggio già esile. La Romay mostra tette e culo come se non ci fosse un domani ma se non altro Franco aggiunge all’estetica del film un tocco di raffinatezza, rispetto, infatti alle solite divise dei classici W.I.P. qui le prigioniere portano delle zeppolone giganti, improbabile vestiario in qualsiasi carcere femminile.
Cast Sybil Danning, Jack Taylor, Karin Shubert
Parla di “terroristi eco spaziali rapiscono astronauta ma interviene squadra di cavallone per salvare capra e cavoli”
Va bene che Sybil Danning non è mai stata attrice in film di spessore (anche se ha lavorato con Klaus Kinski ne “La notte dei Falchi” ed ha spesso intrecciato la sua strada con il cinema di genere italiano degli anni settanta) ma giungere addirittura a produrre questa action/schifezza di matrice belga, rasenta il pedice di una carriera tutto sommato dignitosa, almeno fino a qui (due anni dopo parteciperà a quell’altra schifezza simil-horror di Fred Olen Ray intitolata La Tomba).
Regia Tito Novaro
Cast Blue Angel, Superzan, Tito Novaro
Parla di “tre eroici lottatori devono impedire al dottore pazzo di ringiovanire a spese di giovani vittime torturate da nanetti demoniaci e cadaveri mummificati che si attivano con il fischietto dei cani”
Quello delle mummie urlanti di Guanajuato è uno dei misteri più affascinati ed inquietanti del messico (andatevele a scoprire sul web se non le conoscete https://www.beniculturalionline.it/location-4040_Museo-delle-Mummie-di-Guanajuato.php) che ha inevitabilmente ispirato molta della cinematografia horror locale ma anche al di fuori (non a caso Herzog apre il suo Nosferatu con una terrificante quanto suggestiva panoramica proprio dei cadaveri mummificati della nota città messicana). Ecco quindi che, nella vasta e variegata cinematografia latina, las mumias de Guanajuato trovano posto in una serie di film dove i cadaveri essiccati si trovano a combattere contro un gruppo di luchadores all’epoca considerati delle vere e proprie star.
Cast Erica Bella, Shalimar, Jean-Yves Le Castel
Parla di “nazisti che creano bordello con prigioniere ovviamente testate molto attentamente da ufficiali SS ben dotati ma dall’insulto facile”